«Finché in particolare l'Inter non chiarirà il suo destino per noi le cose devono essere necessariamente ferme», così aveva detto il sindaco. Un concetto chiaro. Assolutamente condivisibile.
A stretto giro di posta erano arrivate bordate. Jindong Zhang e Steven Kangyang Zhang che prima hanno cominciato a dialogare con BC Partner e poi con gli olandesi di PEQ, quindi con il fondo sovrano Saudita, nel frattempo hanno dato in pegno la squadra ad Ali Baba per poi avere un prestito milionario da Fortress si erano offesi. «Fc Internazionale Milano ha una storia gloriosa ultracentenaria. Esisteva prima del sindaco Sala e continuerà ad esistere anche al termine del suo mandato». Da che pulpito giunge questa invettiva. E poi hanno proseguito: «Se dovesse essere confermato che l'Inter e la proprietà non sono gradite all'attuale amministrazione, sapremo prendere le decisioni conseguenti». Quali? Di vendere il prima possibile? Di cambiare sede? Adesso che sono con l'acqua alla gola? Una minaccia assolutamente poco efficace.
Ci sono tre elementi che emergono nitidamente. Il questa occasione Beppe Sala ne ha giustamente sottolineato uno. Il primo.
Non si può iniziare l'interlocuzione con una controparte e ad un certo punto averne un'altra. Non è possibile che la società venda la squadra prima di concludere la trattiva e l'iter amministrativo. Sappiamo che Elliot è un fondo speculativo. Non penso abbia la minima intenzione di gestire la squadra. E sono pronto a scommettere che una volta sottoscritto l'accordo (in realtà spero proprio che ciò non avvenga in tempi brevi) venderà la sua quota. Qui si apre tutta la questione relativa al futuro della concessione e chi si succederà negli anni e i controlli che dovranno essere fatti e gli effetti che potrebbero avere.
Secondo elemento. Non si può interloquire con chi non dichiara la propria identità. Un principio per il quale ho insistito fin dal 2016, che il Consiglio Comunale ha fatto proprio nel 2018 e nel 2019 e infine oggetto di specifiche richieste da parte dell'Amministrazione Comunale a cui è stata data finalmente risposta nel gennaio 2021.
La risposta però lascia molto preoccupati. Non si può interloquire, avviare una contrattazione, per la concessione di un bene pubblico o per la partecipazione ad una gara d'appalto con chi ha sede nei paradisi fiscali. Nei paesi in cima alle classifiche delle black list mondiali che oltre a offrire una tassazione nulla, garantiscono poca trasparenza e poca collaborazione con le autorità giudiziarie estere.
Chi controlla il 31,05% dell'Inter è controllata da una società che ha sede nella Cayman, che è controllata da una società con sede nelle Cayman, che è controllata da una società con sede alle Cayman, la cui general partner ha sede alle Cayman, che a sua volta è controllata dalla LionRock Capital con sede alle Cayman.
Simile la storia di chi detiene in questo momento, il marchio dei cugini rossoneri.
Il 67% del capitale sociale di Project Redblack che detiene la squadra, è in mano alla King George.
Il 100% del capitale sociale di King George è detenuto da Elliott International L.P. che è un organismo di investimento collettivo del risparmio in forma societaria istituito nelle Cayman.
Più del 90% del capitale sociale di Elliott International L.P. è detenuto da Elliott International Limited a sua volta organismo di investimento collettivo del risparmio istituito nelle Cayman.
Per un’altra quota del 28,73% il capitale sociale di Project Redblack è detenuto dalla società Genio Investment LLC e il 100% del capitale sociale di Genio Investment è detenuto da Elliott Associates LP un organismo di investimento collettivo, costituito nello stato del Delaware. Delle Cayman e del Delaware.
Il terzo elemento emerge spontaneo. Non si può più cedere parte del proprio territorio a chi, scientificamente, rende opaco il proprio assetto societario.
Milano deve fare la sua parte. Ma protagonisti assoluti devono essere il governo nazionale e, soprattutto, l'Unione Europea.
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